Campagna Abbonamenti 2009
La campagna pubblicitaria abbonamenti per la stagione 2009-10
A TEATRO COME A CASA. O MEGLIO: IN CUCINA.


Abbiamo scelto testimonial locali: persone note e riconosciute dalla comunità stradellina. Uomini e donne con età che vanno dai 25 ai 65 anni: un segno dell’universalità del Teatro Sociale, luogo aperto a tutti.


La scelta è ricaduta su professionisti del settore della ristorazione e della gastronomia: chef, baristi, gelatai, ortolani. Ognuno di loro è stato ritratto nel contesto in cui la comunità è abituata a vederlo, ovvero sul luogo di lavoro. Ma in una situazione ironicamente paradossale: ovvero mentre è intento a trattare un oggetto tipico della cultura teatrale come fosse un normale strumento di lavoro.

Così lo chef è sorpreso a cucinare un violino, mentre l’ortolano a disporre tra frutta e verdura una cassetta di maschere della commedia dell’arte; la barista prepara un cocktail all’interno della campana di un sax, e la gelataia si sporge non più dal bancone ma da una baracca di burattinaio.

Il claim rivela: “Teatro Sociale: ce n’è per tutti i gusti”. Certo: un richiamo alla varietà della proposta artistica. Ma anche un invito subliminale a “cibarsi” di cultura, e a fare in modo che il teatro diventi luogo abituale, familiare, intimo ma insieme di condivisione con le persone più care.

Proprio come la cucina, per chiunque vero e proprio cuore della casa: un recente sondaggio pubblicato su “Il Sole 24 Ore” certifica infatti come il 64% degli italiani ritenga sia questa la stanza dove sta più volentieri, il 58% la arreda come la più vivace e colorata della casa; addirittura il 75% riconosce come qui si svolgano il maggior numero di contatti con gli altri membri della propria famiglia.

Se guardiamo a Stradella, al suo essere comunità, come ad una ipotetica famiglia allargata, viene da sé intuire come il Teatro voglia – e abbia le carte in regola per – diventare il luogo privilegiato dove esercitare la socialità.

Ecco allora come il Sociale, teatro di tradizione dalla raffinata struttura ottocentesca, perde la sua immagine di “salotto buono” di una città e, ironicamente, vuole prendere quella più genuina e sincera di “cucina”. Una cucina che è fucina di cultura.